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lunedì 4 ottobre 2010

Tracy Chevalier - La dama e l'unicorno

Titolo LA DAMA E L'UNICORNO
AUTORE:Tracy Chevalier
Traduzione di Massimo Ortelio
ISBN 88-7305-936-3
Pagine 288
Editrice Neri Pozza
Collana I NARRATORI DELLE TAVOLE


L'AUTORE
Tracy Chevalier è nata a Washington.
Nel 1984 si è trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato a lungo come editor.
Con La ragazza con l'orecchino di perla (Neri Pozza, 2000) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica.
Bestsellers internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi:
Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002)
La dama e l'unicorno (Neri Pozza, 2003).
La Vergine azzurra è il suo primo romanzo

Una pagina del libro

Pare un’accetta la mascella di Jean Le Viste, i suoi occhi sono lame di coltello. Guizzavano qua e là nella stanza. Alla fine si sono posati sulla finestra alle mie spalle.
«Intendo discutere di un lavoro con voi, Nicolas des Innocents», ha detto, rimboccandosi le maniche della veste ornata di pelliccia di coniglio e tinta del rosso cupo tipico degli avvocati. «Per questa stanza».
Mi sono guardato intorno, senza far trapelare alcuna impressione. Conviene sempre quando si è davanti a Jean Le Viste.
«Cosa avete in mente, Monseigneur?»
«Arazzi»
.Non mi era sfuggito l’uso del plurale. «Forse una coppia di stemmi con le vostre insegne, da appendere ai due lati della porta?»
Jean Le Viste ha fatto una smorfia e io mi sono pentito di aver parlato.
«Voglio coprire di arazzi queste pareti».
«Tutte?»
«Sì».
Ho rifatto il giro della sala con lo sguardo questa volta con più attenzione. La Grande Salle era lunga non meno di dieci passi e larga cinque. I muri fatti della pietra di qui, grigia e ruvida, erano molto spessi. Su una delle pareti lunghe si aprivano tre finestre, mentre quella in fondo era occupata per metà dal camino. Per tessere gli arazzi necessari a rivestire la stanza un artigiano avrebbe impiegato parecchi anni.
«Quale soggetto desiderate, Monseigneur?»
Avevo già disegnato un arazzo per Jean Le Viste, uno stemma, ovviamente. Non era stato difficile ingrandire lo stemma dandogli le dimensioni di un arazzo e disegnando un po’ di vegetazione come sfondo.

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